10 ragioni per (ri)leggere Strangers in Paradise

Nel 1993 i lettori di fumetti erano affamati di novità. Dopo i successi degli anni ’80 i comics di supereroi stavano diventando sempre più cupi e ripetitivi, quasi soffocanti; allo stesso tempo la nascita della Image Comics stava dimostrando che un’industria diversa, fatta di autoproduzioni e lontana dal duopolio Marvel – Dc Comics, era possibile. Strangers in Paradise (per gli amici, SiP) nacque proprio in quegli anni, in sordina, come miniserie di soli tre numeri pubblicata dal nascente Abstract Studios. Si trattava di un one-man show: l’amicizia improbabile tra Katchoo e Francine (una misteriosa e tostissima bionda da un lato e una ragazzona goffa e burrosa dall’altro) era frutto della mente e della mano dello sconosciuto Terry Moore, un autore esordiente impegnato sia alle sceneggiature sia ai disegni.
Strangers in Paradise si impose subito all’attenzione del pubblico per i personaggi insoliti, il tratto a metà strada tra realismo e cartoon americano, il brillante mix tra humor, romanticismo, amicizia, spy story e altri generi ancora. Divenendo il simbolo della revanche del fumetto indie di qualità.
Terry Moore ha da tempo concluso la storia di Katchoo, Francine, David & Co, per dedicarsi ad altri progetti come Echo, Rachel Rising e, più recentemente, Motor Girl. Quale migliore occasione dell’estate per leggere (o, perché no, rileggere) Strangers in Paradise? La serie completa è edita in Italia da Bao Publishing in sei corposi volumi. E se non siete ancora convinti che sia il fumetto che fa per voi, abbiamo raccolto 10 buone ragioni per farvi cambiare idea: le trovate nella gallery in alto.
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