Esattamente cinquant’anni fa la prima V7 usciva dagli stabilimenti di Mandello del Lario. Era una maxi-moto massiccia, solida e robusta, e nonostante l’aspetto imponente era anche piacevole da guidare. Oggi la famiglia V7 è giunta alla terza generazione ed è composta da tre modelli: “Stone”, “Special”, “Racer” più una versione speciale per celebrare il cinquantesimo anniversario, prodotta in edizione limitata a 1.000 esemplari, chiamata appunto “Anniversario”.
Le V7 attuali sono moto che pur interpretando stili differenti, non solo conservano alcune delle principali caratteristiche estetiche ma anche la proverbiale robustezza dell’antenata. Mentre sul piano tecnico la qualità della componentistica, sia per quanto riguarda la scelta dei materiali sia per le dotazioni elettroniche, è attualmente a livello dei più avanzati standard tecnologici.
Prima di parlare delle impressioni di guida delle nuove Moto Guzzi V7 III permetteteci però due parole sul contesto: varcare i cancelli della sede di Mandello del Lario è sempre affascinante, li tutto profuma di storia e una visita al Museo aziendale è vivamente consigliata a tutti, percorrere poi in moto le strade che circondano il lago di Lecco permette di cogliere aspetti paesaggistici suggestivi e non è affatto raro incrociare qualche Guzzi d’epoca, e infine vedere il motore mentre si guida la moto è sempre una sensazione particolare.
Ma veniamo alla nostra prova che è iniziata con la V7 III Stone allestita in versione scrambler, dotata cioè di marmitta alta con terminale unico, di manubrio con traversino tipo Regolarità, di pneumatici tassellati e di alcuni accessori scelti sul vasto catalogo di parti

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