Luglio, tempo di lauree. Le mamme e le nonne sedute in platea, gli studenti davanti alla commissione a presentare la tesi. Solo che la tesi non è un progetto scritto su carta rilegata, ma un’app già caricata sugli store Apple e Android. “Era uno dei requisiti per potersi laureare: se Apple avesse rigettato l’app, non sarebbero potuti venire qui a discutere il progetto di tesi”, spiega uno dei professori del corso, nonché programmatore, Luca Infante.
Siamo allo Ied di Milano, alla conclusione del corso di laurea di Interaction design dove, per l’appunto, gli studenti imparano per tre anni le basi della programmazione. Nel caldo dell’aula magna, gli undici laureandi (di cui dieci ragazzi e una ragazza) presentano le loro app in due gruppi distinti. I cinque ragazzi che formano il primo gruppo si sono già strutturati per il futuro, creando un’agenzia attraverso la quale inizieranno a lavorare in autonomia.
Uno dei progetti di laurea del 2017“Più o meno tutti gli studenti, finita la triennale, iniziano a lavorare da subito, o come freelance, o assunti da aziende software o agenzie di comunicazione a cui servono sviluppatori”, continua Infante.
La parola d’ordine del corso è: sapere pratico. “Noi partiamo sempre dicendo che non serve avere una conoscenza pregressa. Possono anche arrivare ragazzi usciti dal liceo classico. Per iniziare un corso come il nostro serve una conoscenza minima di uso del computer, che tutti hanno, e tanta voglia di fare. Li portiamo noi docenti a conoscere gradualmente il nostro mondo”, spiega Infante. Si parte con la giusta

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