(foto: Mike Hewitt/Getty Images)Secondo le aziende del settore il mercato degli integratori alimentari in Italia vale 2,5 miliardi di euro, il che renderebbe il nostro paese leader in Europa. Il mercato mondiale nel 2016 è stato stimato in 132.8 miliardi di dollari. Numeri impressionanti, specialmente se consideriamo che tutto quello che serve nostro organismo normalmente è già presente nella dieta, e i casi in cui questo non accade sono molto specifici.
Lo iodio contenuto negli alimenti, per esempio, spesso non è sufficiente per il nostro corpo, ma da sessant’anni a questa parte il sale iodato ha permesso di combattere efficacemente questa carenza. Un’integrazione di acido folico durante la gravidanza invece può prevenire gravi problemi allo sviluppo. E se ben bilanciata anche una dieta vegetariana o vegana è salutare, ma poiché la vitamina B12 si trova nei cibi di origine animale è necessario un supplemento.
A parte questo tipo di situazioni, si può dire tranquillamente che gli integratori che tracanniamo nella speranza di stare meglio o prevenire malattie sono inutili, e  che spesso le pubblicità con cui siamo bombardati sono al limite della truffa. Purtroppo, questo sembra vero anche per uno degli integratori attualmente più popolari: la vitamina D.
La vitamina D non la troviamo solo in alcuni (pochi) cibi, ma è prodotta dal nostro corpo a partire dal colesterolo della pelle, a patto che riceva una dose sufficiente di raggi ultravioletti. Questa dose varia in base a molti fattori, dal colore della pelle alla posizione geografica fino alla genetica, ma in generale si può dire che non è necessario cuocersi al Sole in costume

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