Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone (Foto Fabrizio Corradetti / LaPresse)L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha presentato al Parlamento la relazione annuale, relativa alla situazione del 2017. Il presidente Raffaele Cantone ha messo l’accento sulla necessità che vengano create regole semplici e chiare, per rendere più efficace e spedito il lavoro di supervisione, anche perché le segnalazioni di malaffare crescono a dismisura e, durante il 2017, sono state in tutto 5.190. È una fotografia grandangolare dello stato di salute della spesa pubblica del paese, importante cartina di tornasole degli scatti fatti negli ultimi anni.
Cosa fa l’AnacL’Autorità nazionale anticorruzione è stata istituita con la legge 190 del 2012 e ha il compito di prevenire la corruzione nella pubblica amministrazione e nelle sue emanazioni, come le società partecipate o controllate. A disposizione ha un insieme di strumenti, tra i quali la vigilanza e la richiesta di trasparenza. Rientra nella sfera degli enti autonomi, ha sede a Roma, conta sul lavoro di 318 persone e gestisce un budget di 88,6 milioni di euro. Al momento è presieduta dal magistrato Raffaele Cantone, il cui mandato ha durata di 6 anni e arriverà a conclusione naturale nel 2020.
Come è cambiata l’ItaliaTra i tanti numeri elencati nel rapporto 2018 e in quelli precedenti, è difficile individuare gli indicatori capaci di creare un effetto slow-motion che mostri la metamorfosi dello Stivale. Con il compito di rendere giustizia al lavoro svolto dall’Anac, cominciamo con due affermazioni.
“La corruzione è cambiata nella sua struttura. Essa è sempre più raramente caratterizzata

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