(foto: KTSDESIGN/Science Photo Library/Getty Images)Flessibile e leggero, ma allo stesso tempo denso e resistente. Stiamo parlando del grafene, un materiale dalle straordinarie proprietà fisiche e chimiche, che ha colpito ancora. Stavolta le sue caratteristiche hanno permesso di potenziare le attività di comunicazione fra neuroni. A mostrarlo è uno studio internazionale, guidato da un gruppo italiano della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) a Trieste. Per la prima volta i ricercatori hanno documentato sperimentalmente un fenomeno, finora soltanto teorico, detto intrappolamento ionico. Con questo effetto, le cellule nervose, fatte crescere nella rete di grafene, sono risultate più attive e sono riuscite a comunicare meglio fra loro. Lo studio è stato svolto all’interno del progetto europeo Graphene Flagship ed i risultati sono pubblicati su Nature Nanotechnology.
I ricercatori hanno fatto crescere dei neuroni nel grafene, un materiale costituito da un solo strato di atomi di carbonio, disposti in una griglia a forma di nido d’ape. Nonostante sia sottilissimo, dunque, è molto robusto: tanto che, dalla combinazione di approcci teorici e sperimentali, i ricercatori hanno dimostrato che questo materiale riesce ad intrappolare sulla sua superficie alcuni ioni, ovvero atomi o molecole che hanno perso o acquisito uno o più elettroni, e a tenerli nella sua trama. Questo intrappolamento ionico avviene all’interfaccia fra neuroni e grafene. “È come se il grafene fosse una sottilissima calamita”, sottolinea Denis Scaini, ricercatore della Sisas che ha guidato la ricerca insieme a Laura Ballerini, “sulla cui superficie rimangono intrappolati parte degli ioni potassio presenti nella soluzione extracellulare frapposta tra le cellule e il grafene”.
(foto: TASC-IOM

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