(Foto: Pixabay)Non si scherza. Secondo un editoriale pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) le dure leggi proibizionistiche sulle droghe (non solo sulla cannabis) stanno danneggiando la salute pubblica. E quando anche una delle riviste mediche più antiche e prestigiose del mondo arriva a schierarsi sostenendo la necessità di un cambiamento diretto verso la depenalizzazione e la regolamentazione di vendita e consumo per uso sia medico sia ricreativo di sostanze, i decisori politici dovrebbero proprio ascoltare.
Non si tratta di una semplice presa di posizione ideologica, nel numero del Bmj dedicato all’analisi delle leggi sulle droghe si trovano dati ed esempi concreti che l’editore capo Fiona Godlee, nella sua prefazione all’editoriale principale di Jason Reed e Paul Whitehouse, definisce “indiscutibili”. Fatti che non lascerebbero “nessuna giustificazione razionale perché si continuino a criminalizzare le droghe”.
Nonostante le pesanti restrizioni e le sanzioni previste finora dalle leggi britanniche per lo spaccio, la detenzione e il consumo di sostanze, la Scozia è il Paese con il tasso di mortalità legato alle droghe più elevato nell’Unione europea, un numero che si è raddoppiato negli ultimi 10 anni.
Le stime dicono, inoltre, che ogni contribuente inglese versa all’anno 400 sterline alla guerra alle droghe, ma i ricavi del commercio illecito continuano a crescere a livello mondiale alimentando crimine organizzato e miseria umana. Non per niente esistono studi che hanno dimostrato il legame tra l’ondata di criminalità armata nel Regno Unito e la maggiore diffusione di fentanil e crack nel mercato illecito: le controversie che nascono in questi contesti non possono essere risolte attraverso

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