Il 28 marzo 2011, il New York Times erigeva il terzo paywall nella storia del proprio sito. Memore di due tentativi falliti, un blocco a livello geografico eretto nel ’96 e uno in base alle categorie nel 2005, lo storico quotidiano statunitense ha puntato tutto sulla formula del conteggio degli articoli cliccati. Partendo da un massimo di 20 contenuti al mese per ogni utente, il NYTimes è gradualmente sceso nel tempo, fino a quota cinque, toccata lo scorso primo dicembre.
Tuttavia, i cambiamenti e le modifiche in corso d’opera non sono mancate. A iniziare dal marzo 2012, quando i contenuti cliccabili liberamente al mese passarono da 20 a 10. Tre mesi dopo, nel giugno dello stesso anno, il sito iniziò a pubblicare notizie in cinese e il numero degli abbonamenti digitali superò quota mezzo milione di iscritti.
Il raddoppio, però, arrivò solo nel luglio 2015 e diede nuovo slancio ai progetti del NYTimes che, nel 2016, operò due grossi cambiamenti. Nel febbraio di quell’anno, infatti, il sito iniziò a pubblicare anche in spagnolo, con una redazione dedicata e arrivando, così, a coprire tre delle quattro lingue più parlate al mondo. Contestualmente, la sezione dedicata ai giochi, fino a quel momento gratuita, passò a pagamento, registrando un forte incremento del numero degli abbonamenti sottoscritti. Alla fine del 2016, non a caso, il New York Times sfiorò quota 2 milioni di iscritti. Quota superata nel primo trimestre del 2017.
A giugno di quest’anno, anche la sezione dedicata al settore della cucina è passata a pagamento,

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