Chelsea Manning: “Il carcere ha cristallizzato i miei valori”

Chelsea Manning a re:publica, Berlino (re:publica / Flickr CC / BY-SA 2.0)
Berlino – “Sono atterrata qui e sono andata direttamente alla manifestazione del Primo maggio”, dice Chelsea Manning dal palco di Re:publica, la conferenza berlinese dedicata a internet e società. Manning è per la prima volta fuori dagli Usa dal suo arresto, avvenuto nel 2010, e per la prima volta si trova in quella che a tutti gli effetti è la capitale del cyberattivismo. Il prossimo 27 maggio, invece, sarà invece a Milano ospite del Wired Next Fest.
Chelsea Manning, classe 1987, è la whistleblower che passò oltre 600mila documenti riservati o segreti provenienti dagli archivi dell’intelligence e dell’esercito Usa, dando inizio, tra gli altri, al Cablegate e riscrivendo i paradigmi del whistleblowing e dell’informazione contemporanea. Dopo oltre 7 anni in carcere e due tentati suicidi, Manning è una donna libera da un anno ed è diventata una delle voce più potenti del panorama dell’attivismo digitale e oltre. Qui a Berlino ha portato la sua storia, la sua transizione e i temi di cui si sta occupando ora, a cominciare dagli aspetti etici dell’intelligenza artificiale e del machine learning.

international unity and solidarity ❤️ from kreuzberg/berlin #MayDay #WeGotThis pic.twitter.com/vI401b0DFK
— Chelsea E. Manning (@xychelsea) 1 maggio 2018

“Ho collaborato con tantissime persone che hanno lavorato per tirarmi fuori di prigione e che ora sono ancora al mio fianco”, ha detto Manning, commossa, ricordando la lunga battaglia per la sua scarcerazione, “loro sono stati incredibili e non avrei potuto fare il mio coming out al

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