Embrioni e ogm: ecco i paesi più liberi di fare ricerca

È possibile misurare qualcosa come la libertà di fare ricerca scientifica? Un tentativo lo ha fatto Andrea Boggio, docente di Storia e scienze sociali alla Bryant University, I risultati sono stati presentati a Bruxelles, nell’ambito del quinto Congresso mondiale sulla libertà della ricerca scientifica, promosso dall’Associazione Luca Coscioni.
“Abbiamo sviluppato”, ha spiegato il docente dell’ateneo con sede in Rhode Island, “un indice che unisce diversi indicatori”. Due gli elementi esposti al pubblico nel corso dell’evento ospitato dal Parlamento europeo. Ovvero la libertà di usare gli embrioni in laboratorio e di fare ricerca sugli organismi geneticamente modificati (ogm).
Per quanto riguarda gli embrioni, in particolare, si è presa in considerazione la possibilità di fare innanzitutto ricerca di base. Ma anche il fatto che sia possibile condurre trial pre-clinici e clinici e infine di dare un’applicazione a quanto scoperto. I dati, raccolti attraverso un sondaggio, sottoposto a scienziati e ricercatori descrivono questa situazione:

“Il risultato”, ha sintetizzato Boggio, “è che solo pochi Paesi danno la possibilità di creare degli embrioni per la ricerca scientifica”. Ovvero Belgio e Cina, le due nazioni con l’indice più alto, Singapore, Spagna, Svezia, Regno Unito e Usa. “I trial preclinici sono permessi nella maggioranza dei Paesi, quelli clinici sono invece spesso proibiti”. Non solo. “Le leggi e i regolamenti sono spesso ambigui e non recenti. Quindi non tengono conto degli ultimi sviluppi scientifici e tecnologici”. Il primo passo per garantire il diritto alla scienza, la conclusione, “richiede che vengano riviste le politiche regolatorie”.
Oltre che sugli embrioni, Boggio si è concentrato anche

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