Le sopracciglia? Un passo avanti nell’evoluzione per comunicare

Un rompicapo da antropologi: perché i nostri antenati avevano le arcate della sopracciglia così accentuate? E perché poi le abbiamo perse? Di risposte certe non ce ne sono, ma ora gli scienziati hanno aggiunto qualche tassello al puzzle. Sembrano infatti da scartare sia l’idea che avessero solo ragioni strutturali di riempimento tra la cima del cranio e le orbite, sia quella che contribuissero alla meccanica del morso. Sembra poca cosa, invece lo studio di Ricardo Miguel Godinho, Penny Spikins e Paul O’Higgins, pubblicato su Nature Ecology&Evolution, è servito a dare un po’ più di consistenza a un’altra ipotesi, quella per cui aver perso una sporgenza ossea così marcata abbia reso gli esseri umani moderni dei comunicatori migliori.
Grazie a un particolare software, simile a quello utilizzato dagli ingegneri per le proprie simulazioni, i tre ricercatori dell’Università di York hanno potuto constatare che né l’ipotesi di un’origine puramente riempitiva né quella che voleva che le marcate sporgenze ossee sopra le orbite modificassero la dinamica del morso dei nostri antenati reggevano. Nel primo caso, infatti, il software di simulazione ha mostrato che sarebbe bastato molto meno materiale per riempire lo spazio tra la calotta cranica e le orbite, mentre nel secondo (con grande sorpresa degli scienziati) non c’erano sostanziali differenze nella meccanica della masticazione tra un modello con arcate sopracciliari pronunciate e uno con fronte più piatta, simile a quella dell’essere umano moderno.
Allora i tre sono tornati a studiare, e, tra la più classica idea che le arcate delle sopracciglia pronunciate servissero per riparare

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