La declinazione italiana del caso Cambridge Analytica adesso ha un numero: 214.134. Sono gli utenti italiani i cui dati sono finiti sui server della società londinese che ha avuto i dati dall’ormai famosa app mydigitallife, realizzata dal matematico Aleksandr Kogan.
In realtà i singoli utenti che hanno autorizzato l’applicazione con Facebook Login nel lontano 2014, consegnando di fatto alcuni dati ma senza sapere che sarebbero finiti nella mani di Cambridge Analytica, sono soltanto 57. Solo che a quel tempo – Facebook ha poi cambiato policy – la condivisione riguardava anche alcuni dati della propria rete di amici.
E così si arriva da 57 fino a 214mila e oltre su 31 milioni di utenti attivi sul social in Italia. Oggi probabilmente non ricordano di aver autorizzato quella app in grado di produrre profili comportamentali sulla base dell’attività online, ma lo sapranno a breve, visto che lunedì Facebook informerà chi è stato potenzialmente coinvolto nella vicenda. I dati comunicati da Zuckberberg mettono l’Italia in coda tra i Paesi che hanno subito più violazioni dei dati: negli Usa sono oltre 70 milioni, ovvero l’81,6%. Il che supporta il collegamento con l’uso di questi dati per la campagna pro-Trump nelle elezioni presidenziali. Meno il link con la Brexit, visto che gli utenti in Inghilterra sono poco più di 1 milione.
Intanto si muovono le autorità. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto una istruttoria dopo l’emergenza dello scandalo. Nelle settimane scorse ha ricevuto le prime informazioni da Facebook, ma ne vuole altre.
Il

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