(Foto: Chris Hondros/Getty Images)Anche questa è scienza. È appena stato reso pubblico sull’archivio pre-print bioRxiv il corrigendum di un articolo pubblicato lo scorso maggio su Nature Methods, nel quale si insinuava che la tecnica di editing genomico Crispr-Cas9 non fosse poi così sicura e precisa. A seguito delle pesanti critiche sollevate dal mondo scientifico, gli autori della discussa indagine ora ritrattano, confermando che Crispr-Cas9 può davvero realizzare quanto promette.
Ma ricapitoliamo l’intera vicenda.
Primo atto: i dubbi
Il 30 maggio 2017 alcuni ricercatori della Columbia University e dalla Stanford University erano riuscito a pubblicare su Nature Methods un articolo nel quale si affermava di andarci cauti con l’uso della tecnica Crispr-Cas9 per modificare il genoma degli organismi perché dalle loro indagini era risultata tutt’altro che sicura e precisa: lo screening del materiale genetico degli animali modificati rivelava moltissime mutazioni non volute e potenzialmente pericolose.
Lo studio aveva suscitato molto clamore e aveva ricevuto diverse critiche soprattutto sulla metodologia utilizzata per le analisi, per la dimensione del campione decisamente limitata (si parlava di due soli topi) e per la superficialità dei controlli. Anche la rivista stessa Nature Methods venne attaccata, tacciata di aver voluto pubblicare in fretta risultati controcorrente, rendendosi dunque complice di un processo di peer-review di scarsa qualità.
Secondo atto: la replica
La comunità scientifica non ha fatto passare molto tempo prima di dare una risposta concreta e già nel luglio scorso un team di ricercatori dell’Università di Harvard e del Mit pubblicarono in replica un’indagine che riaffermava invece i pregi e i vantaggi dell’uso di Crispr-Cas9 per

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