Emma Gonzalez parla durante la manifestazione a Washington (Foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images)“A tutti i politici che prendono finanziamenti dalla Nra: vergognatevi“. Pochi giorni dopo l’ennesima strage in una scuola americana, una ragazzina parla davanti ai microfoni di tutte le televisioni del Paese. Testa rasata, lacrime in volto, ma voce ferma. Chiama in causa direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Quella ragazzina si chiama Emma Gonzàles.

La 18enne attivista di origini cubane è una dei sopravvissuti alla sparatoria della sua scuola, dove morirono 17 persone per mano del 19enne Nikolas Cruz.
Passa un mese e in diverse città degli Stati Uniti d’America migliaia di studenti occupano le strade per manifestazioni contro le armi. In testa al corteo della capitale c’è Emma González, in qualità di fondatrice del movimento Never Again MSD. Finita la marcia, Emma sale sul palco davanti a centinaia di migliaia di persone e, microfono alla mano, parla per circa 2 minuti restando poi in silenzio per raggiungere i 6 minuti e 20 circa, il tempo necessario a Nikolas Cruz per compiere la sua strage.
“Sei minuti e 20 secondi. In poco più di sei minuti 17 nostri amici si sono stati portati via. 15 sono rimasti feriti e tutti sono cambiati per sempre. Chi c’era capisce cosa sto dicendo, chiunque si stato toccato dalla morsa della violenza delle armi da fuoco capisce”.Prima di chiudersi nel silenzio Emma González offre a tutti la possibilità di entrare nella vita di un qualsiasi teenager americano: “sei minuti e venti secondi e la mia amica Carmen

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