Christopher Wylie, il whistleblower che ha rivelato i “Cambridge Analytica Files”. Credits: The GuardianLe rivelazioni del whistleblower Christopher Wylie, ex dipendente di Cambridge Analytica hanno il potenziale di diventare uno dei maggiori casi giornalistici degli ultimi anni. Lo scoop, pubblicato negli ultimi giorni dall’Observer e dal New York Times dopo mesi di verifiche e trattative con la fonte, tiene infatti insieme diversi temi molto dibattuti sul rapporto tra tecnologia e democrazia.
Cambridge Analytica, sostiene Wylie con il sostegno di dati fattuali e documenti vagliati dai giornalisti, avrebbe sfruttato i dati personali di oltre 50 milioni di utenti di Facebook al fine di targetizzare e ottimizzare al massimo la portata della propaganda politica della campagna Trump in occasione delle ultime elezioni Usa. Secondo quanto emerso, questi dati sarebbero stati raccolti senza la consapevolezza degli utenti e in modi che violano le condizioni di utilizzo di Facebook, che ha nel frattempo vietato l’azienda dall’accedere alla sua piattaforma, insieme ad altre diverse persone coinvolte nel caso, compreso lo stesso Wylie.
Il problema non è Trump: il problema sono i tuoi dati
Cambridge Analytica avrebbe utilizzato infatti un’applicazione apparentemente innocua e non politica, thisisyourdigitallife, scaricata da oltre 270mila persone, per accedere ai dati di questi e a quelli dei loro contatti su Facebook, fino a raccogliere a strascico le informazioni di un bacino di utenti grande sostanzialmente quanto la popolazione della Spagna.
L’app era stata presentata a Facebook e agli utenti come uno strumento di ricerca la cui raccolta dati sarebbe servita per fini accademici. In realtà quei

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