Volano M5S e Lega, disastro Pd: Italia a destra ma servirà un governo Frankenstein

Ma chi ha vinto le elezioni? Fossimo stati appena a cinque anni fa, se non all’epoca del bipolarismo pieno, la notizia sarebbe stata una sola: il 37% del centrodestra e, all’interno, il sorpasso di Matteo Salvini (18,2%) su Silvio Berlusconi (13,8%), sconfitto in un’alleanza quasi vincente. Invece le urne hanno ufficialmente inaugurato la stagione (breve o lunga, si vedrà) del tripolarismo quasi tripartitismo col risultato del Movimento 5 Stelle. Una stagione a dire il vero già sbocciata nel 2013 ma ora esplosa nelle proporzioni. Celebrato come un trionfo – lo è: primo partito col 32% e primo gruppo parlamentare – ma annunciato e nella sostanza in linea con i granitici sondaggi degli ultimi mesi. Ritoccati abbondantemente al rialzo dagli elettori. Chi ha perso, invece, è ben chiaro: il Pd, partito di governo, è finito sotto la soglia di galleggiamento del 20% fallendo tutti gli obiettivi del segretario Renzi, probabilmente al capolinea, e segnando il peggior risultato di sempre. Roba da crisi d’identità.
Eppure i numeri in Parlamento non sono quelli che si sono susseguiti per tutta la notte, dai primi instant poll alle proiezioni fino alle cifre reali in arrivo dalle sezioni. La complicata combinazione di parte proporzionale e parte uninominale prevista dalla legge elettorale, oltre alla stessa spaccatura in tre dell’elettorato, tiene molto lontano il Movimento 5 Stelle dalla possibilità di governare in autonomia. Sono i “non” vincitori di centrodestra a poter contare il numero più elevato di seggi sia al Senato (dove la maggioranza sembra più vicina) che alla Camera (dove invece

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