Come cambia l’illuminazione pubblica: dai primi lampioni del passato alla città ultra-connessa

L’invenzione della prima lampada rudimentale, secondo le ricostruzioni storiche, risale grossomodo a 70mila anni fa. Inizialmente si trattava di semplici involucri resistenti al calore riempiti con materiale organico (di solito grasso animale), a cui poi si dava fuco. Solo successivamente furono aggiunti gli stoppini per controllare la velocità di combustione. Circa 6mila anni fa fu realizzata la prima lampada a olio, mentre 5mila anni fa presero forma le prime candele, e da allora l’illuminazione domestica e pubblica è evoluta in un lungo percorso di continue innovazioni.
Dobbiamo attendere fino al Diciottesimo secolo per l’invenzione del primo bruciatore centrale per le lampade a olio, fondamentale per regolare la velocità di combustione e quindi l’intensità dell’illuminazione. Nascono così le prime forme di illuminazione pubblica delle strade, ovviamente non centralizzate e che richiedevano l’accensione e lo spegnimento manuale di ciascun punto di luce. Dopo la tecnologia a olio fu il momento della combustione a gas, con lampade che per la prima volta iniziarono a somigliare agli attuali lampioni cittadini. E con sistemi che, finalmente, potevano essere gestiti in maniera centralizzata, proprio come accadde per la prima volta a Parigi nel 1825.
Nel corso del Diciannovesimo secolo però cambia tutto, di nuovo. L’arrivo delle lampadine elettriche rivoluziona tutta l’illuminazione privata e pubblica: una tecnologia che oggi definiremmo disruptive. Così New York, seguita a ruota anche da Torino e Milano, diventa la prima città illuminata con lampioni dalla forma analoga a quelli moderni.
Però la storia non finisce qui. Il Ventesimo secolo vede non solo lo sviluppo di innumerevoli soluzioni tecniche e ingegneristiche per

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