Elezioni 2018, quanto costano le riforme promesse dai partiti

Ogni promessa è debito, recita un adagio popolare. E lo è, a maggior ragione, ogni promessa elettorale. Senza coperture, le riforme proposte dai partiti per vincere le elezioni del 4 marzo rischiano di allargare la voragine, già vertiginosa, del debito pubblico nazionale. Alla fine del 2017 per la Banca d’Italia ha raggiunto quota 2.256,1 miliardi di euro, 36,6 miliardi in più rispetto al 2016. E che effetti potranno avere i programmi dei principali partiti sulla tenuta delle finanze pubbliche? L’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica di Milano, guidato dall’ex commissario per la spesa pubblica Carlo Cottarelli, ha passato al setaccio i numeri delle riforme proposte. Dal reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle al reddito di dignità firmato Forza Italia, dalla flat tax del Centrodestra all’assegno mensile per i figli a carico proposto dal Partito democratico, cercando coperture e conseguenze sul debito pubblico. Non tutti i partiti, però, hanno dettagliato costi e spese delle proprie riforme. Né chi lo ha fatto è stato preciso e circostanziato. Questa la situazione generale:

Tabella 1Infogram
Partito democratico
Le promesse del Pd costano 38 miliardi euro, l’1,9% del Pil. Il programma prevede, tra le riforme principali, di introdurre un assegno mensile per i figli a carico, più sussidi per contrastare la povertà, investimenti in grandi opere e meno tasse per le imprese. Tuttavia, registra l’osservatorio di Cottarelli, “non sono previste coperture sufficientemente definite”.
Il partito di Renzi dichiara di voler ridurre di oltre 30 punti percentuali il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo in 10 anni.

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