La prima volta in Italia fu nel 1979 in Valcamonica. E negli ultimi 39 anni il loro numero è cresciuto, fino a toccare quota 53.
Quella della numerosità dei siti Unesco riconosciuti come patrimonio dell’Umanità è una classifica che vede, anche ragionevolmente, il nostro Paese in testa. Più della Cina (30 volte più grande e 20 più popolosa), che si ferma a 52 e a seguire, più di Spagna (46), Germania e Francia, queste ultime appaiate a quota 43.

 
Nonostante la defezione statunitense nel 2017 e il sapore della valenza di marketing (e politica) del titolo, è indubbio che i luoghi segnalati siano tra i più belli del mondo. E che spesso non appartengano ad un solo Paese, come ad esempio l’ultimo riconoscimento attribuito, assieme ad Italia anche a Croazia e Montenegro per le fortificazioni di difesa della Repubblica di Venezia tra il XVI e il XVII secolo.
E così tra le pitture rupestri dei Camuni e il borgo di Palmanova a forma di stella, si trovano città d’arte (Napoli e San Gimignano, ad esempio), luoghi dalla forte valenza di architettura industriale come Crespi d’Adda, singoli edifici come Castel del Monte oppure meraviglie naturali come la Costiera Amalfitana e le Dolomiti.
A livello globale, dopo una forte crescita fino al 2000, negli ultimi anni il numero di nuove assegnazioni si è attestato a poco più di 20 all’anno, in modo più distribuito tra i diversi continenti di quanto non lo fosse in passato.
Dai primi 12 siti del 1978 (tra i quali ricordiamo il parco di

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