Un normalissimo numero telefonico, come milioni di altri numeri telefonici. La differenza sostanziale sta nel fatto che componendolo, dall’altra parte della cornetta non risponde nessuno. E dopo un paio di squilli si attiva un sistema che di fatto rende inutilizzabili i computer aziendali. Raccontata così sembra una storia uscita direttamente da una pellicola hollywoodiana. E invece, secondo quanto riporta Bloomberg Businessweek, riguarda Uber, colosso dell’autonoleggio che ha rinnovato un settore in decadenza a colpi di innovazione.
La società con sede a San Francisco, che nell’ultimo anno ha fatto i conti con numerose vicissitudini, secondo l’accusa non solo avrebbe concepito questo software chiamato “Ripley” che consentiva un controllo da remoto così astuto, ma lo avrebbe anche utilizzato in più circostanze dal 2015 al 2016 per impedire i una serie di controlli nelle sedi di Montreal, Parigi, Bruxelles, Amsterdam ed Hong Kong.
Secondo quanto è emerso, un caso particolare porta alla sede Uber di Montreal, quando nel 2015 la polizia, seguendo un’indagine su possibili reati fiscali, si presentò davanti alla porta con un mandato di perquisizione. Ed è qui che entrò in gioco “Ripley”. Secondo Bloomberg, infatti, in quell’occasione qualcuno compose in fretta il numero magico, rendendo inutilizzabili i computer e lasciando nelle mani ai poliziotti un sistema del tutto inutile.

Uber negaUn’accusa pesantissima, dunque, che Uber tuttavia respinge totalmente: «Come ogni azienda con uffici dislocati in tutto il mondo – ha detto un portavoce del colosso californiano a Businessweek – abbiamo procedure di sicurezza operative per proteggere le informazioni legate all’azienda e

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