Potreste mai investire in Einstenium? O forse preferite Primulon o Augur? Cobinhood lascia intuire il suo programma, ma anche AntiBitcoin o CreativeCoin non scherzano. Alcune sembrano uscite direttamente dalle pagine di un fumetto – da Mysterium a Elastica alla classica Cryptonite -, altre, come LevoPlus, Energo o Medibloc, arrivano direttamente dalla farmacia. Poi ci sono quelle che si rifanno a personaggi famosi, da PutinCoin a Mao Zedong fino a Fonziecoin. Altre fanno immediatamente capire a che mondo fanno riferimento: PotCoin, CannabisCoin o il più esotico GanjaCoin, dichiarano le loro promesse. I creatori hanno fatto ricorso a tutta la loro creatività per colpire e allettare tra le 1.370 critpovalute a oggi esistenti, così come elencate dal sito Coinmarketcap.com. Un elenco senza fine, esploso lo scorso anno in parallelo con la corsa del bitcoin: un’ondata di Ico, di offerte iniziali di valute che hanno fatto lievitare il criptomondo sulla base di progetti spesso opachi e senza prospettive reali, che assomigliano a “schemi Ponzi” in cui gli ultimi arrivati sono destinati a rimanere con il cerino in mano.
Praticamente sconosciute fino a dodici mesi fa, le Ico sono arrivate a raccogliere oltre 4 miliardi di dollari, emettendo criptovalute per finanziare nuovi progetti in crowdfunding. Sulle ali dell’entusiasmo per la criptoeconomia – e delle illusioni della finanza – il valore complessivo di queste valute è arrivato a superare i 600 miliardi di dollari (quasi per la metà attribuibili a bitcoin). Con scambi quotidiani per oltre 50 miliardi, più o meno quanto una seduta del Nyse. Anche se

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