Tra le 1.376 criptovalute esitenti balza all’occhio un token che si colloca, per valore, subito dopo bitcoin, i suoi cloni ed ethereum. Parliamo di Iota (iota.org) che ha raggiunto una capitalizzazione peri a 9 miliardi di dollari.
Analizziamo in breve le differenze tecniche rispetto a bitcoin, in modo da semplificare la comprensione. Nella blockchain di Bitcoin, ogni blocco contiene un numero massimo di transazioni e viene creato ogni dieci minuti. Quindi il numero di transazioni giornaliere è limitato e non può crescere illimitatamente senza l’ausilio di soluzioni esterne alla blockchain, per esempio con le future Lightning Networks. Iota non impiega la blockchain: la sua struttura dati è chiamata “tangle” ed è costituita da catene parallele di informazioni. Volendo possiamo chiamarli blocchi che contengono una sola transazione: ogni nodo crea le proprie transazioni agganciandole a una transazione precedente. Quindi si formano catene parallele in modo asincrono e illimitato. Non vi sono pertanto limiti potenziali nel numero di operazioni giornaliere e parallele.
E dove sono i famosi minatori? In Iota non ci sono miners. Le transazioni vengono verificate in fasi successive man mano che nuove transazioni vengono create. Una proof of work (PoW) molto leggera deve essere eseguita da chi genera le transazioni per evitare che vengano inserite transazioni anomale che comprometterebbero il sistema. Ma a differenza di Bitcoin, la PoW non viene eseguita in competizione con nessuno e, quindi, il costo energetico è minimo.
Altro punto interessante è la governance. Nelle blockchain classiche, per esempio, i miners vorrebbero maggiori fees e minor costo di

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