Tutti i soldi del mondo, una lunga trattativa su una montagna di soldi maledetti

Sembra che nessuno sia uscito bene dal rapimento Getty, almeno stando a Tutti i soldi del mondo, il film che Ridley Scott ha tratto “molto liberamente” dai veri eventi avvenuti in Italia negli anni ’70. Non ne è uscito alla grande John Paul Getty jr., il rapito, non ne è uscito bene John Paul Getty Sr., il nonno e l’uomo più ricco che fosse mai esistito, non ne sono usciti bene i sequestratori, il padre del rapito, né tantomeno la madre o l’uomo di fiducia di Getty che l’ha aiutata a cercare il figlio. Chiunque sia entrato in contatto con quella montagna di soldi del titolo è finito male.
Del resto intorno a questa storia del denaro che viene chiesto e non viene dato, intorno al valore delle persone (a partire dal rapito) ma anche attorno a quello degli oggetti, si svolge un film che è tutta una trattativa. John Paul Getty Jr. viene infatti rapito nella prima scena e da lì parte il braccio di ferro a tre tra i rapitori, la madre e l’unica persona che può pagare il riscatto di 17 milioni di dollari, il vecchio magnate che non ha intenzione di sganciare niente di niente (una ragione, per quanto paradossale, c’è e si capisce verso la fine quando la trattativa arriva all’apice). In questo tira e molla i ruoli spesso si scambiano, chi è dalla parte davvero del rapito, chi davvero ci vuole guadagnare e chi si adopera effettivamente per riaverlo.
Non è insomma un film semplice Tutti

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