(Foto: Neonbrand/Unsplash)Altro che meter dell’Auditel. Alcune app hanno reso la faccenda più semplice: chiedono accesso al microfono dello smartphone in maniera del tutto ingiustificata, per poi restare in ascolto dei gusti tv degli utenti. Riconoscere l’audio di programmi e pubblicità, per poi indirizzare meglio gli annunci.
App che andavano dai giochi di bowling al “beer pong”, includevano un particolare tipo di software adatto a capirne le abitudini di visione, progettato da Alphonso e, ovviamente, non sempre chiaramente dichiarato.
Secondo il New York Times, che ha individuato almeno 250 giochi di questo tipo, in maggioranza su Play Store, molte app nascondevano i loro intenti nell’opzione “leggi di più”: non facendo attenzione a quell’annuncio, si perdeva la possibilità di capire cosa stesse realmente accadendo. Alcune di esse, peraltro, restavano in azione anche quando chiuse.
The Verge ha installato una delle applicazioni, chiamata Endless 9*9 puzzle di Imobile Game Studios: ha chiesto immediatamente accesso al microfono e alla localizzazione, senza fornire nessuna notizia aggiuntiva. Per scoprire che l’app stava monitorando “i dettagli delle visualizzazioni TV” al fine di “mostrare contenuti e annunci relativi alla TV”, era necessario entrare impostazioni del gioco. Quindi, nessuna richiesta di consenso proattiva. 
Un comportamento, questo, che negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha già condannato in passato. Nel 2016, ha avvisato una dozzina di sviluppatori di app Android che utilizzavano un software simile, SilverPush, sul fatto che gli utenti dovessero essere informati del tipo di informazioni che le loro app raccolgono, e del relativo motivo. In quel caso, tuttavia, le informazioni mancavano del tutto, non erano nemmeno nascoste.
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