Pm10 alle stelle in uno dei mesi di ottobre più secchi della storia. Ma a parte la situazione contingente, ed allargando il discorso oltre i confini nazionali, cosa si sta facendo per ridurre l’inquinamento?
 
Per provare a capirlo, Infodata ha interrogato la banca dati della World Bank, all’interno della quale sono “custoditi” i numeri relativi alle emissioni dal 1990 al 2012. Quantità che vengono misurate in tonnellate di anidride carbonica equivalente, un’unità di misura che consente di misurare l’impatto sul riscaldamento globale di ogni tipo di inquinante. I risultati sono questi:

 
 
 
Intanto, una premessa: i dati si spingono solo fino al 2012. Quindi a protocollo di Kyoto già in vigore, ma con una situazione geopolitica ben diversa da quella attuale. Intanto, ancora non erano stati sottoscritti gli accordi di Parigi. La Cina era agli albori di quella svolta green che l’ha portata, afferma l’IEA, ad essere responsabile del 40% della crescita di produzione di energia rinnovabile tra il 2011 ed il 2016. Mentre alla Casa Bianca era appena iniziato il secondo mandato di Barack Obama. Non c’era ancora, in altre parole, quel Donald Trump che parla di “clean coal” e vuole ritirare la firma americana dagli accordi di Parigi.
 
Infodata ha scelto di visualizzare i dati in modo da mettere a confronto le due superpotenze dell’inquinamento con la situazione europea. Ovviamente, utilizzando i filtri sul lato destro, è possibile selezionare altri continenti e le singole nazioni all’interno di essi. Restando sulla visualizzazione iniziale, si vede come la “vecchia” Europa sia la realtà maggiormente

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