In musica il progresso passa spesso e volentieri attraverso le aule di tribunale. Contro una causa finì per schiantarsi Napster, piattaforma di condivisione di file mp3 che rappresentò l’alba della musica online. Contro un (ennesimo) contenzioso inciampa Spotify, piattaforma di streaming online più popolare al mondo con oltre 140 milioni di utenti attivi di cui 60 milioni a pagamento.A intentarglielo, lo scorso 29 dicembre, è stata la società di publishing californiana Wixen Music, portafoglio di artisti che abbraccia mostri sacri come Doors, Carlos Santana e Neil Young, il compiano Tom Petty e icone dell’indie Usa del calibro dei Black Keys: la casa editrice ha chiesto alla startup svedese la cifra monstre di 1,6 miliardi di dollari per presunta violazione del diritto d’autore.

L’accusa: streaming senza piena disponibilità dei dirittiSpotify, secondo le carte prodotte al Tribunale Federale della California, avrebbe fatto ascoltare ai propri utenti, senza averne il diritto, canzoni come Light my Fire dei Doors o Free Fallin’ di Tom Petty senza averne la piena disponibilità del copyright.
Problemi che attengono alla complessa gestione della filiera del diritto d’autore musicale nell’epoca dello streaming, con molti meno soldi a girare rispetto ai tempi d’oro andati e una distribuzione non sempre equa dei ricavi ad autori ed editori: vedi alla voce value gap. Tema caldissimo sul quale case discografiche, società di publishing, autori e artisti continuano a dibattere animatamente da qualche anno. Con risultati non sempre in linea con le aspettative.

«Caccia al bisonte» nell’anno della quotazioneNon è la prima volta che la società di

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