Telefoni (fonte: Pixabay)Almeno 42 centesimi al minuto, 21,5 euro all’ora, oltre 19mila euro in un anno. È questo il salario medio di un lavoratore di un call center fissato dal ministero del Lavoro. Lo scorso 29 dicembre il dicastero ha stabilito in un decreto “il costo del lavoro medio al minuto” per i dipendenti dei call center.
Secondo dati del Politecnico di Milano, in Italia le circa duemila aziende che dichiarano di svolgere l’attività di call center danno lavoro a 22.800 persone, di cui l’80% ha un contratto a termine. Tuttavia il settore è una giungla di subappalti, nei quali la manodopera incide in media per l’80% dei costi.
Di conseguenza per assicurarsi le gare, i call center tagliano i salari. Fino a casi drammatici, come quello del call center di Taranto che pagava i dipendenti 33 centesimi all’ora, denunciato dalla Cgil locale. Di fatto, tanto quanto il costo al minuto fissato dal ministero del Lavoro per il primo livello dei dipendenti del settore.
Il provvedimento ministeriale punta a fare ordine nelle assunzioni da parte dei call center che gestiscono l’attività in appalto per altre aziende. La tabella indica i minimi retributivi, l’incidenza di festività e la tredicesima, i costi per gli oneri previdenziali e l’assistenza integrativa. Ad esempio, un terzo livello, che corrisponde al profilo dell’addetto al call center, riceve un minimo di 11.958,56 euro all’anno, che con edr (123,96 euro), contingenza (6.192,84) e altre integrazione supera i 19mila euro. Al minuto il costo è di 0,4282 euro. L’addetto deve ricevere 1.615,94

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