startupp
L’ecosistema tecnologico europeo è diventato più competitivo e ha rafforzato la capacità di creare startup e farle crescere. Il numero dei tech hub è in continuo aumento e interessa la maggior parte delle principali città; crescono, di pari passo, i finanziamenti dei venture capital (anche extra europei), che si specchiano nel miglioramento del contesto normativo dedicato al capitale di rischio, e cresce la base dei talenti del digitale. Tutti fattori che stanno aiutando il Vecchio Continente a superare gli ostacoli che fino a oggi hanno impedito lo sviluppo di imprese in grado di competere con giganti come Alphabet (Google), Amazon, Facebook o la cinese Tencent Holdings. Lo scenario descritto da un recente studio di Atomico trova un’esplicita sintesi nelle parole dell’autore di questo rapporto, Tom Wehmeier: «Le probabilità che la prossima startup in grado di ridisegnare i contorni dell’industria hi-tech nasca in Europa, diventando un’azienda di livello mondiale, non sono mai state così alte». L’esempio della svedese Spotify, regina della musica in streaming e pronta a sbarcare in Borsa nel 2018 con una valutazione stimata di 20 miliardi di dollari, fa dunque ben sperare gli investitori istituzionali. Anche perché, e lo dicono proprio i principali venture capitalist, i rendimenti delle startup europee hanno (da qualche anno) iniziato ad avvicinarsi a quelli delle “sorelle” cinesi o statunitensi, per quanto il loro giro d’affari rimane solo una piccola frazione delle più accreditate rivali. «Occorre migliorare la capacità di supportare gli imprenditori oltre la fase di avvio, dimostrando la validità del modello di

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