Al posto dei grandi magazzini ai margini delle città con immensi parcheggi auto, Ikea ha lanciato un paio d’anni fa il progetto pilota di un negozio urbano, ad Amburgo, proponendo un modello diverso di spesa: spazi limitati per le automobili, grandi rastrelliere per biciclette e la consegna dei mobili a domicilio fatta attraverso biciclette con carrello. Quel modello è ora disponibile, con tanto di rimorchio, in tutti i negozi del colosso svedese diventando l’icona di un nuovo modo di mobilità urbana. «Come mezzo di trasporto integrato, la bicicletta si trasforma in strumento che scardina i modelli culturali e comportamentali, rivoluzionando la concezione urbana», commenta Luca Tamini, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.
Il suo gruppo di lavoro sta studiando modelli innovativi con più d’una città di provincia italiana, guardando a modelli come Barcelona, dove un’intera area prossima al centro cittadino, decuplicata a 700 ettari, è stata dedicata a pedoni e ciclisti, con il risultato di aver ridotto del 21% il traffico auto. «Una mobilità fondata sulla ciclabilità – prosegue Tamini – diventa una leva per innalzare la qualità e l’attrattività urbana, diventando una potente arma di marketing territoriale».
La riscoperta delle due ruote passa quindi attraverso una rivoluzione della mobilità che non si limita alle città, ma che ha bisgogno di un’evoluzione culturale che trasformi la bicicletta da oggetto ludico a vero e proprio mezzo di trasporto, da integrare in un sistema multimodale efficiente. Un mezzo in grado di innescare un’economia valutata in Europa oltre i 200 miliardi di euro. La

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