Alla fine ha perso Facebook. Almeno per ora. Dopo il pressing dell’Unione Europea, seguito da quello di molti Stati membri (in Italia avevano mosso obiezione il Garante per la Privacy e l’Antitrust con una doppia istruttoria), il social network di Menlo Park ha deciso di sospendere la condivisione di dati con WhatsApp. Un colpo basso per l’intera galassia di Mark Zuckerberg, che si vede costretta a fare marcia indietro in quello che è il settore più strategico per le new company: i dati.
Lo stop europeo è un bel grattacapo per Zuckerberg. Quando nel 2014, infatti, il ceo di Facebook staccò un assegno da 14 miliardi di dollari per acquistare WhastApp, aveva bene in testa cosa farne. E la condivisione dei dati fra le due piattaforme era l’obiettivo cardine, tanto che sul finire del mese di agosto scorso, dall’idea si era passati ai fatti. Con un aggiornamento dei termini di servizio, il 25 agosto WhatsApp comunicava ai propri utenti che dopo 4 anni era arrivato il tempo di cambiare. E che grazie alle nuove impostazioni, Facebook era in grado di offrire «migliori suggerimenti di amici» e mostrare «inserzioni più pertinenti». Un’operazione con chiare finalità di marketing che faceva leva sulla pigrizia dell’utente medio, solitamente poco propenso a entrare nei dettagli delle modifiche di un servizio che comunque piace e funziona.
Il polverone, però, si è alzato quasi subito. E il primo epilogo è la sospensione annunciata da Facebook in queste ore.
Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di

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