Emicrania, presto potrebbero arrivare nuovi farmaci

Un dolore pulsante, intenso, spesso accompagnato da nausea e intolleranza alla luce e ai rumori. Uno stato che può durare molto tempo, anche giorni interi. Parliamo dell’emicrania, una forma di mal di testa che per le sue caratteristiche è stata inserita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell’elenco delle patologie invalidanti. Ne soffre in media il 12% della popolazione, per la maggior parte donne, e le terapie tradizionali spesso non sono efficaci o hanno fastidiosi effetti collaterali. C’è però una nuova speranza per i pazienti: le sperimentazioni cliniche su larga scala su due anticorpi monoclonali stanno dando i primi promettenti risultati. In certe persone, i nuovi farmaci sembrano ridurre il numero di attacchi senza effetti avversi rilevanti e sono ora al vaglio della Fda (Usa) e dell’Ema (Ue).
Pubblicati sul New England Journal of Medicine, i due studi hanno analizzato gli effetti della somministrazione di erenumab e fremanezumab, anticorpi monoclonali diretti contro una specifica proteina (detta Cgrp, Calcitonine gene related peptide), in centinaia di pazienti colpiti da emicrania quasi quotidianamente. Le due molecole – ha precisato Peter Goadsby, uno degli autori dello studio e ricercatore del King’s College di Londra – sono in grado di agire in modo mirato sulla natura del disturbo, smorzandone i sintomi.
L’approccio è un po’ quello dell’insonorizzazione: “Se il bambino della porta accanto fa un sacco di rumore, metti l’insonorizzazione alle pareti e sei subito più tranquillo”, spiega Stephen Silberstein, direttore del Jefferson Headache Center di Philadelphia. “Questo è ciò che fanno gli anticorpi: impediscono al rumore di

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