Aumentano i blackout di Internet. Quasi metà della popolazione è connessa

Con quasi la metà della popolazione mondiale (il 48%, dato del 2017) che ha ormai accesso ad Internet, la libertà di espressione e informazione è diventata un diritto universale e ancora più prezioso. Tuttavia, nonostante i tentativi di garantirla, è in aumento il numero di “internet blackout”: da gennaio 2016 se ne sono registrati 116 in trenta diversi Paesi.

Un “internet shutdown” si verifica quando un soggetto – solitamente il governo di uno Stato – blocca ai cittadini la possibilità di accedere alla rete o a un’applicazione. Negli ultimi 21 mesi questo fenomeno ha interessato ben 30 Paesi, tra questi il numero più alto è registrato – con netto distacco dagli altri – dall’India, dove i blackout sono stati 54. Segue il Pakistan con 10 episodi, a sua volta seguito da Turchia, Siria e Iraq con 5 casi ciascuno.
Le motivazioni addotte dai governi sono legate prevalentemente a questioni di sicurezza nazionale, a leggi anti-terrorismo e a situazioni di stato d’emergenza.
Contemporaneamente, tuttavia, risultano in aumento anche le leggi che cercano di garantire il rispetto del diritto dei cittadini di avere libero accesso alle fonti di informazione, di qualunque natura esse siano: da 90 nel 2011 a 112 nel 2016. Un incremento che manifesta un rinnovato interesse e un importante riconoscimento di valore all’Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sulla libertà di opinione e di espressione, che nel 2018 compirà 70 anni.
La crescita di norme a tutela di questo diritto ha riguardato in particolare alcuni Stati africani e quelli collocati sulla

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