(foto: Eso)Non c’è quattro senza cinque: l’Osservatorio europeo astrale (Eso) ha appena annunciato di aver rilevato un altro segnale – il quinto – di un’onda gravitazionale, tramite gli interferometri Ligo negli Usa (ai cui realizzatori è appena andato il premio Nobel per la fisica 2017) e Virgo in Italia, insieme ai telescopi dell’osservatorio Eso in Cile. Ma c’è di più: l’onda gravitazionale è per la prima associata a luce, dato che è risultata associata a una radiazione elettromagnetica – in particolare lampi di raggi gamma – cioè a luce, che è stata rilevata contemporaneamente da altri esperimenti sparsi sul globo. Questo nuovo elemento fa pensare che l’origine dell’onda gravitazionale sia dovuta alla fusione di due stelle di neutroni, finora un inedito, di cui però si era già parlato, meno di due mesi fa, grazie all’indiscrezione scientifica dell’astrofisico Craig Wheeler, dell’Università del Texas: l’esperto aveva riferito la presenza di un probabile corrispettivo ottico dell’onda gravitazionale, “un fenomeno da lasciare a bocca aperta”, come l’aveva definito. E alla luce dell’annuncio ufficiale di oggi, durante la conferenza di Ligo-Virgo a Washington, l’astrofisico aveva ragione. Il risultato del rilevamento, avvenuto lo scorso 17 agosto (da qui il nome dell’evento GW170817, gravitational wave del 17 agosto 2017) è pubblicato sui giornali del gruppo Nature e anche su altre riviste. Ecco come è avvenuto l’avvistamento.
A permettere di ottenere questa osservazione, dunque, è stato uno sforzo scientifico globale, che ha visto uniti i ricercatori Eso, Ligo e Virgo, ma anche i team di alcuni osservatori spaziali, fra cui il Fermi Gamma-ray Space Telescope della Nasa e l’Integral dell’Esa: due secondi dopo il rilevamento dell’onda gravitazionale da parte degli interferometri Ligo e Virgo,

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