Perché il Monopoli è stato concepito per essere il gioco più frustrante del mondo

Trovarsi con amici o parenti per giocare una partita di Monopoli non è un buon modo per stare insieme o per rilassarsi in compagnia. In altri termini: innervosirsi e sentire un sentimento di frustrazione mentre si compete al gioco da tavolo più famoso del mondo è una cosa normalissima; anzi, è nato proprio per questo scopo.
La storia del Monopoli inizia a Washington DC nel 1903 (cioè ben 30 anni prima che venisse registrato il brevetto dell’attuale versione del game), quando una donna di nome Elizabeth Magie inventò un gioco da tavolo denominato “The Landlord’s Game”, ossia il gioco del proprietario terriero. La struttura dell’invenzione della signora Magie è, infatti, decisamente simile a quella del classico Monopoli, con un tabellone quadrato con 40 caselle, proprietà da acquistare, tasse e multe da pagare e perfino già l’angolo della prigione. In base al risultato dei dadi si avanzava con le pedine ed iniziava il divertimento per i partecipanti; peccato che far divertire era l’ultimo degli obiettivi di Elizabeth.
Lo scopo vero di Magie era trasmettere una panoramica dei problemi causati dalla gestione del denaro agli inizi del ‘900, e le implicazioni negative provocate dall’accumulo di capitale. “È una dimostrazione pratica del sistema attuale di land grabbing con tutti i suoi risultati e le conseguenze”, dichiarò la stessa Magie ad una rivista politica, secondo quanto riportato da The Guardian. “Potrebbe anche essere stato chiamato il ‘Gioco della Vita’, in quanto contiene tutti gli elementi di successo e fallimento nel mondo reale, e lo scopo è lo stesso

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